Gustare
Toccare
Marra
Non posso descriverti.
No. Non ho abbastanza parole e sufficiente coraggio. Non posso, nulla può.
Bisogna imparare a conoscerti, a viverti, a sognarti... solo quando la voglia di tornare è tale da impedirti ogni altro pensiero, allora quello, è il momento giusto in cui si può parlare di te.
Sei come un terremoto: nulla è come sempre, tutto è nuovo e vecchio di secoli al tempo stesso. Sei povera, polverosa, caotica, infernale e, ugualmente, sfarzosa, pulita, organizzata e rilassante.
Sei una e mille nello stesso giorno, basta fermarsi ad uno dei tuoi tanti caffè panoramici e osservarti cambiare forma man mano che passano le ore. Frastuono, confusione, urla, canti, tamburi e poi... zac! Silenzio.... come se qualcuno avesse tolto il volume alla tv. Tutto continua allo stesso modo, soltanto senza rumore. Ipnoticamente rapiti dal canto del muezzin.
Se poi si ha la pazienza di aspettare ancora un poco, come in ogni fiaba, l'arrivo della notte trasforma ogni cosa: i serpenti lasciano il posto ai cantastorie; le tatuatici di hennè ai ballerini del deserto; le aranciate alle zuppe di lumache... E nella confusione totale si accendono una ad una mille lucine, tutte ben ordinate, a cui corrispondono altrettanti odori, fumi e sapori.
Non posso descriverti. Non ho abbastanza parole ed i ricordi sono troppi per essere messi per iscritto. I visi, le parole, i costumi, le mani... troppe per essere elencate.
Ho pianto, pianto una notte intera al mio arrivo, impaurita e sconvolta da tutto ciò, ma poi ho pianto, pianto silenziosamente tutte le volte che ti ho lasciata.
Non sei una città, sei una dimensione fantastica, un luogo onirico e come tale puoi essere soltanto immaginata e ricordata con amore.
Marrakech, agosto 2007





commenti
E' proprio una dichiarazione
beh... è qualcosa che ti
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